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mercoledì 21 marzo 2012

Shock Traumatico

Mi trovo ancora in via di guarigione per una brutta frattura al polso sinistro.
Tralascio di raccontare tutte le circostanze che hanno preceduto il fatto, dicendovi soltanto che queste sono state la riprova di come, nonostante ci si sforzi di organizzare le cose per il meglio, la funesta fatalità  (*) sia sempre in agguato.

A questo punto alcuni di voi stanno già sicuramente pensando: "ma quanto la fai lunga per un polso rotto!", il che, considerato il compagno di stanza (*) che ho avuto in ospedale, è comprensibile.

Ma non posso farci niente, questo m'è accaduto.
Non so da cosa l'ho capito, ma ho percepito chiaramente, prima ancora del dolore, che qualche osso si frantumava, quando sono scivolato sul ghiaccio in corrispondenza del civico numero 20; ho atteso l'ambulanza, alle 5.30 del mattino, seduto sulla neve al buio, con papà sceso di corsa in pantofole che mi confortava; ho lasciato mio figlio incamminarsi da solo al buio verso la piazza dove aveva appuntamento, potendogli dare solo vaghe indicazioni sul percorso; ho chiamato il 118 e informato mia moglie con la voce strozzata dalle lacrime.

Questo m'è accaduto.
La peggiore sofferenza fisica che abbia mai provato.
Ancora aggravata da avvilimento e frustrazione per essersi frantumati, col radio, tutti i propositi e le aspettative che avevo su quella giornata, consapevole anche di avere ormai ipotecato parecchie delle successive settimane.

Ho versato accorate lacrime di dolore in ambulanza ed ho ancora pianto più volte in ospedale, anche digrignando i denti stretti su di un rotolo di garza quando in 4 hanno tentato (inutilmente) la riduzione cosiddetta "incruenta" (*) della frattura.
Agli operatori dell'ambulanza e a chiunque, compresi gli accompagnatori di altri infortunati, che in quelle ore mi abbia anche solo porto un fazzoletto, rivolgevo patetici, sinceri e diffusi ringraziamenti.

In definitiva è stato questo lo shock più dirompente: sentire e manifestare, senza pudore né vergogna, sofferente e piangente, il dolore e il nudo bisogno di aiuto, così come faccio anche ora che ne scrivo.
Ben ritrovati!


naked
arrivederci
il banale e l'ingordo (benedetto festival)

4 commenti:

  1. Mi spiace per la tua frattura. Spero che adesso tu stia meglio. ^__^

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  2. Ti ringrazio, le ossa non sono ancora consolidate, ma avendomi applicato piastra e viti all'interno, ho iniziato una cauta mobilizzazione con fisioterapia.
    Grazie!

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  3. Ti ringrazio per questa tua testimonianza, carica sì di sofferenza ma di un'animo sensibile. Quando il dolore viene a toccare nel profondo del nostro animo, ci si accorge che come molte cose sono diverse e successivamente ti cambia il modo di vedere, sentire, e nelle più piccole cose della vita. Passare attraverso "la porta della sofferenza" significa affinarsi e rendersi conto di quanto fragili siamo. Ma ciò è per riuscire a guardare in Alto e oltre a noi stessi, e molto più in là di quel che fino ad allora abbiamo guardato. Auguri di vero cuore. E coraggio!, Sister Simona

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  4. @Sister Simona
    è così, non è esibizionismo, siamo vette ed abissi; Antoine De Saint Exupery mi pare abbia scritto che basta un raffreddore a toglierci la voglia di vivere. Ciao

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